Sesso e mindfulness: ritrovarsi qui e ora
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Sesso e mindfulness: ritrovarsi qui e ora
BeatSex and nappies
Venerdì 24 Giugno 2016

vita di coppia dopo i figliPrima dentro al letto c’eravamo solo io e il mio lui. Poi io, lui e il piccoletto, che in un’ora non meglio precisata della notte riesce spesso ad intrufolarsi tra le coperte da quando è nato.

Ma anche quando questo non avviene e rimaniamo io e il papà da soli, magari con tanta voglia di sentirci più vicini e (miracolosamente) con le forze necessarie per dedicarci le dovute attenzioni, mi rendo conto che accanto a noi ci sono altre entità astratte, ovvero i pensieri della giornata. Bollette da pagare, telefonate da fare, visite dal pediatra e così via.

Quando troppi pensieri vengono 'a letto' con noi

Queste cose sono tutte nella mia testa. Invece di godermi quei pochi attimi di lussuria, già abbastanza compromessi dalla necessità di non fare rumore e non farsi sgamare, mi ritrovo con la mente che non riesce a farmi godere l’attimo.

sesso e mindfulness

La “colpa” non è di mio marito, che trovo ancora attraente come la prima volta che l’ho visto, ma della mia tendenza a rimanere ancorata razionalmente ai problemi della giornata passata e di quella futura. Credo che possiate capire cosa intendo.

Questo mi capita, comunque, anche mentre mangio, quando non assaporo davvero quello che ho nel piatto, o mentre gioco con mio figlio, quando invece di calarmi pienamente nei panni di un pirata o un supereroe penso a cosa preparare per cena. Quando succede a letto il fastidio è davvero molto.

Come ritrovarsi sotto le lenzuola con la Mindfulness

Per migliorare questa e tutte le altre situazioni descritte, mi sto dedicando all’approccio Mindfulness e alla meditazione: voglio ricominciare ad ascoltare il mio corpo e le mie sensazioni, senza però fare in modo che questo desiderio diventi a sua volta un pensiero invadente. Con semplicità.

Sto imparando a vivere ogni difficoltà senza giudicarla, accettandola per quello che è, reagendo solo dopo aver preso le distanze. Sto sforzandomi a gustare quello che mangio e a non farmi paralizzare dalla mia testa, che costruisce problemi prima ancora che siano reali.

Immaginate il mio stupore quando ho scoperto che tutto questo lavoro avrebbe potuto avere dei risvolti interessanti anche tra le lenzuola. Seguendo l’approccio Mindfulness, infatti, qualcosa può migliorare, in caso non ci siano disturbi tali da richiedere l’intervento di uno specialista.

In qualche modo ci si rifà allo studio di William Masters e Virginia E. Johnson, nomi ben noti agli amanti della serie tv Master of Sex (che vi consiglio caldamente). La serie è ispirata agli studi dei due sessuologi sulla fisiologia sessuale umana, basati sull’esame di più diecimila atti sessuali analizzati nel corso di undici anni.

Già negli anni ’70 i due hanno parlato di “focalizzazione sensoriale”, concetto poi ripreso anche da altri esperti del settore. Una sorta di meditazione Mindfulness orientata alla sessualità, divisa per fasi ed efficace contro l’ansia da prestazione e lo stress. Eccola sintetizzata, la riporto non da studiosa ma da semplice…“appassionata” dell’argomento:

come ritrovare l'armonia sessuale

Prima fase - Ci si tocca, ci si accarezza reciprocamente e si impara a (ri)conoscere il corpo dell’altro. Voi direte: vuoi che io e mio marito non ci conosciamo già abbastanza? Sì, ma da quanto tempo non vi fermate a riscoprire il vostro odore o il calore della vostra pelle? L’attenzione, però, non è incentrata sul semplice orgasmo. Anzi, nella prima fase è addirittura “vietato” ai partner toccare i reciproci genitali. L’atto va gustato, fine a se stesso, evitando che l’eccitazione ci travolga. Questa va fatta scorrere, sentendola arrivare, ma lasciandola andare. Così come per il resto (tipo la bolletta da pagare…): inutile concentrarsi sull’allontanare quel pensiero, meglio accettarlo e lasciarlo volare via, tornando a ciò che stavamo facendo.

Seconda fase – E’ possibile coinvolgere anche genitali e zone erogene, sempre toccandosi, ma l’eccitazione va comunque fatta passare come una piccola nuvola passeggera, concentrandosi invece su ciò che sentiamo. La pelle del nostro compagno o la nostra compagna, il suo respiro, il suo profumo...

Terza fase – Quella più “interattiva”: partendo sempre da baci e carezze come nei punti precedenti, qui è possibile anche comunicare all’altro cosa ci piace e cosa vorremmo, preferibilmente in modo non verbale, ma magari portando la mano di lui o lei dove desideriamo. Il punto, però, non è solo il provocare la voglia un po’ sopita, ma proprio conoscere meglio l’altro senza avere come chiodo fisso il “gran finale”.

Certo, non è facile: come genitori non abbiamo molto tempo a disposizione, ma se il desiderio cala, assorbito da altre fonti di distrazione, allora forse meglio investire i pochi momenti intimi a ritrovarsi davvero sul giusto sentiero, migliorando le prestazioni future, piuttosto che farlo per il gusto di dire “mi sono tolta questo dente”.

Insomma, se c’è la voglia di riprendere il discorso da dove si è lasciato, potrebbe essere meno difficile di quanto si creda.


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Beat

Sono un neo mamma alle prime armi con un bimbo bello e vivace. Ho deciso di seguire le mie passioni per farne un mestiere: scrivere per professione e organizzare eventi. Come molte colleghe in questi settori, sono una mamma precaria, ma felice, perché ho una famiglia stupenda!


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