La Meloni si candida: due chiacchiere e un caffè
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La Meloni si candida: due chiacchiere e un caffè
Annalisa AloisiMamme in gioco
Lunedì 28 Marzo 2016

Giorgia Meloni candidata sindacoMeloni si candida a sindaco di Roma e subito scoppia la bagarre. Giusto? Sbagliato? Dovrebbe fare la mamma o è giusto che si realizzi come meglio crede? E al bambino chi ci pensa? Un caffè (virtuale) tra me e Francesca Lucarini, due posizioni opposte, due chiacchiere costruttive.

Meloni candidata, hai sentito?

Annalisa: Hai sentito? Giorgia Meloni alla fine si candida. È già partita la solita bagarre tra favorevoli e contrari, maschilisti e femministi, si fa o non si fa,…Ma al bambino qualcuno ci pensa? Certo che la maternità non è una condizione che ti impedisce di realizzarti nel lavoro, almeno non lo è nella teoria, nella pratica italiana è un altro discorso.

È anche vero che questo bambino avrà una mamma praticamente inesistente. Voglio dire, un conto è lavorare e fare carriera, un conto fare il sindaco di Roma. Tu come la vedi? Io non credevo che mai nella vita mi sarei detta d'accordo con Berlusconi, però non posso neppure dargli torto quando dice che fare la mamma è un compito che ti assorbe completamente.

mamme e donne in carriera

Francesca: Secondo me questa scelta era già stata fatta il giorno in cui salì sul palco del Family Day ad annunciare la sua maternità e che, sempre a parer mio, questo bambino è più uno strumento mediatico catturavoto che qualcosa di intimo (e che lui in particolare la sua mamma la vedrà poco in ogni caso perché troppo presa a farsi intervistare in TV....)

Non sono d'accordo con Berlusconi... perché per amare il proprio figlio una mamma deve potersi realizzare e se per lei realizzarsi è fare il sindaco di Roma... beh relegarla dietro ai fornelli non è farne una madre migliore.

Annalisa: Condivido che questa creatura sia uno strumento mediatico, ahilui/lei, ancora non è nato ed è già in politica. Però pensa all'atto pratico. Io le prime settimane proprio lucida non ero, che fossero gli ormoni o le ore di sonno mancato. Ma questo sarebbe il meno, ci si affida a una tata (e anche qui ci sarebbe da aprire un capitolo a parte) e di notte si recupera.

Però io credo che sia inutile nascondersi dietro un dito. Siamo donne e abbiamo il diritto di realizzarci, ovvio. Ma siamo donne. Non che questo ci releghi ai fornelli, ma dobbiamo riconoscere anche la nostra femminilità con tutto quello che comporta, compresa la stanchezza del parto, della maternità, degli ormoni a mille. Negandoci tutto questo, filosoficamente magari, non neghiamo a noi stesse una buona fetta del nostro essere? Essere sindaco di Roma non preclude l'essere madre e viceversa, ma essere sindaco di Roma e diventare contemporaneamente madre significa che qualcuno perde. E purtroppo credo sia il bambino.

Francesca: Non voglio dire che sia giusto ciò che lei sta facendo, però credo che nessun uomo sia titolato a dire a nessuna donna che non può fare una determinata scelta perché sta per diventare madre!

Annalisa: Infatti questo è quello che ha detto anche lei nel momento in cui si è candidata ufficialmente, quasi fosse una ripicca. Ma se non fosse stato un uomo a dirlo? Quello che io penso, indipendentemente dal sesso di chi ha detto alla Meloni di fare la mamma e non il sindaco, è che un fondo di verità c'è. Perché in nome della parità ci neghiamo la nostra femminilità?

Non siamo uguali agli uomini. Non siamo né inferiori né superiori. Siamo diverse, abbiamo ritmi, approcci, sensibilità e modi di vedere le cose completamente diversi. Quando nasce un bambino è proprio vero che uomo e donna sono intercambiabili? È la stessa cosa se sta a casa il papà? Perché rinunciamo ad una parte così preziosa di noi in nome di una continua lotta dei sessi (perché di questo si tratta, ancora una volta)?

mamme e donne in politica

Francesca: Mah, Annalisa, io credo che ogni donna debba potersi sentire libera di fare ciò che pensa di poter fare! Ci sono mamme super-manager (nel resto del mondo), che, per loro scelta, non si fermano quasi neppure per il parto, mentre ce ne sono altre che con la gravidanza cambiano radicalmente e scelgono di dedicare ogni minuto del loro tempo ai figli. Non mi sento in grado di giudicare nessuna delle due scelte come migliore o peggiore, perché penso davvero che ogni donna possa essere una mamma solo facendo come sente lei di dover fare per amare al meglio il proprio figlio…

Per questo dico che nessuno, uomo o donna che sia, si può permettere di dire alla Meloni che non si deve candidare! Per alcune culture solo una madre può essere il capo clan, perché per noi diventare madre deve per forza voler dire rinunciare ad essere sindaco? Perché scegliere di governare una città dovrebbe togliere a una donna la sua femminilità o costringerla a rinunciare al suo essere madre?

Un padre che è spesso fuori casa per ragioni di lavoro è meno padre di uno che ha un orario fisso e passa parecchie ore con i suoi figli? Io non lo credo per esperienza personale… allo stesso modo penso che la cosa possa valere anche per una donna, soprattutto se l’essere fuori casa coincide con il realizzare le proprie aspettative e i propri sogni.

Annalisa: È vero, il rischio più grosso in tutta questa vicenda è proprio giudicare cosa sia giusto e cosa non lo sia da punti di vista molto relativi. Nessuno può giudicare a priori, ma neppure a posteriori, come sarà la Meloni come madre. Io resto dell'idea che quando mi dicono che non conta la quantità di tempo che passi con i tuoi figli, ma la qualità, sento odore di fregatura.

Ma il mio è appunto un punto di vista relativo, perchè credo nell'allattamento a richiesta, nella nanna condivisa, nel contatto fisico con il pupo, nell'esserci in tutti i momenti clou dei suoi primi mesi e anni e anche dopo e non mi pare che le due cose siano conciliabili.

Dopo questo scambio con Francesca ho riflettuto a lungo. Possiamo non essere d'accordo con le scelte e le opinioni degli altri, ma sono appunto loro scelte e loro decisioni. Possiamo pensare che una madre debba avere la possibilità di realizzarsi anche come sindaco della capitale, possiamo pensare che questo invece sia solo un limite al nostro essere donne. Ma c'è davvero un giusto e uno sbagliato?

Grazie alla nostra grande Francesca Lucarini per questo costruttivo scambio di idee!


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Annalisa Aloisi

Sono Annalisa Aloisi, ho 38 anni, un marito, 2 bambini di 11 e 8 anni e due gattoni. Sono appassionata di libri, montagna, medicina e guarigione naturale e sono Master Reiki.

Alla perenne ricerca della mia strada, in continua revisione di me stessa, sogno di poter un giorno lavorare con le mie passioni..

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